sun tzu, quentin tarantino e james march

Una volta colte, le opportunità si moltiplicano.
[L’Arte della guerra, Sun Tzu]

Mi chiamo Wolf, risolvo problemi.
[Pulp Fiction, Quentin Tarantino]

Il processo decisionale aumenta l’eleganza e la bellezza della vita.
[Prendere Decisioni, James March]

background

1. Il modo di concepire, organizzare e gestire la conoscenza sta cambiando in maniera profonda. Non basta più distribuire istruzione perché le persone apprendano. Per acquisire nuovi saperi e competenze, per dare valore a ciòche si sa e a ciò che si sa fare occorre non solo studiare ma anche riflettere, capire, fare, sperimentare, collegare, comunicare.

2. La capacità di collaborare, connettersi, stabilire relazioni è destinata a diventare sempre più importante nei processi di apprendimento; il docente è sempre più uno sviluppatore di ambienti di apprendimento appropriati; la conoscenza non si trasmette con un camioncino che distribuisce ed eroga contenuti e/o informazioni sotto forma di courseware.

3. il successo o il fallimento delle tecnologie, il loro carattere «amichevole», è connesso alla loro capacità di dare voce al bisogno di relazione, costruzione, partecipazione e dunque apprendimento delle persone piuttosto.

4. Sviluppare le potenzialità delle persone  vuol dire creare le condizioni affinché esse non siano ricettrici passive di informazioni pre ordinate e pre selezionate dal leader o dal docente  ma protagoniste attive, esse stesse produttrici di conoscenza e costruttrici di ambienti di apprendimento, soggetti in possesso degli «arnesi» necessari per comprendere e analizzare in maniera critica una determinata situazione o contesto, per prendere decisioni anche in presenza di elevata ambiguità e incertezza, di risolvere problemi.

5. Apprendere vuol dire innanzitutto capire, poi approfondire (studiare) e  infine applicare a contesti reali (lavoro, famiglia, amici, ecc.) ciò che si è approfondito (studiato).

cropped-ticdo2.jpg

herbert simon

L’ideatore del modello decisionale della razionalità limitata è Simon che sviluppa, intorno alla variabile «decisione», la tesi, già introdotta da Barnard, che assegna ai comportamenti delle persone e non ai fini e alle funzioni proprie delle strutture la chiave di lettura fondamentale per comprendere il funzionamento delle organizzazioni.

Gli aspetti fondamentali del modello di Simon possono essere così sintetizzati:

1
. sono gli uomini che, attraverso le loro decisioni, determinano il funzionamento delle organizzazioni;

2
. per definizione tali decisioni non possono essere assunte in condizione di certezza dato che i soggetti agiscono sulla base di criteri di razionalità limitata che non permettono di avere una visione completa tanto delle alternative disponibili quanto delle conseguenze non prevedibili delle loro azioni;

3
. le persone adattano costantemente il proprio sistema cognitivo, le informazioni e le conoscenze che utilizzano per raggiungere uno scopo, alle condizioni mutevoli che caratterizzano l’ambiente naturale esterno e ciò fa sì che le decisioni e le scelte che esse assumono non producano, di norma, disastri, nonostante che siano assunte sulla base di visioni estremamente semplificate della realtà;

4
. è attraverso procedure che consentono di assorbire la sua incertezza e di fare scelte il più possibile programmate, che il soggetto inserito in un contesto organizzativo (cioè un sistema di programmazione e di coordinamento delle azioni degli individui finalizzato a rappresentare un modello semplificato della realtà che aiuti a comprenderla e ad affrontare al meglio l’incertezza) è in grado di assumere decisioni, tanto di routine quanto critiche, sulla base di un criterio tendente non alla massimizzazione dei fini, ma a un soddisfacimento medio degli obiettivi la cui prima funzione è identificata nel perpetuarsi dell’organizzazione;

5. per questa via, l’organizzazione riesce a mantenere una propria unitarietà di decisione, a trovare comunque un accordo su percezioni, valutazioni e scopi, a soddisfare i suoi bisogni, ad adattarsi al proprio ambiente, a sopravvivere.

tre idee

Le concezioni classiche del processo decisionale coinvolgono tre idee strettamente correlate tra loro:

La prima idea si basa sul concetto di realtà: esiste un mondo oggettivo che può essere percepito e tale mondo è l’unico esistente.

La seconda idea è quella di causalità: dato che la realtà e la storia sono strutturate da catene di cause ed effetti le scelte influiscono sulle conseguenze e le decisioni sono mezzi per ottenere gli obiettivi desiderati.

La terza idea si riferisce all’intenzionalità: le decisioni sono strumenti di determinazione e di autodeterminazione; preferenze e identità intervengono sulle azioni mediante o la valutazione delle conseguenze attese o l’adattamento delle identità ai contesti e alle situazioni.

logica della conseguenza



QUATTRO INTERROGATIVI E QUATTRO PAROLE CHIAVE
1. Quali azioni sono possibili? La prima parola chiave è: Alternative.
2. Quali le conseguenze di ciascuna alternativa e quali le probabilità che ciascuna di essa si realizzi? La seconda parola chiave è: Aspettative.
3. Quanto contano (che valore hanno) per il decisore le conseguenze di ciascuna alternativa? La terza parola chiave è: Preferenze.
4. Come si sceglie fra diverse alternative? La quarta parola chiave è: Regole (decisionali).

QUATTRO PROBLEMI
1. Problemi di Attenzione: Tempo e capacità di attenzione limitati. Troppi elementi rilevanti. Troppi segnali per poter essere seguiti contemporaneamente.
2. Problemi di Memoria: La capacità delle persone e delle organizzazioni di immagazzinare informazioni e, ancor più, di recuperarle quando servono è limitata. Non si conservano tutti i documenti. Non si registrano tutti gli eventi. La memoria si inganna; È difficile che la conoscenza accumulata in una parte dell’organizzazione sia utilizzata in un’altra.
3. Problemi di Comprensione: Il decisore ha capacità di comprensione limitate, fa fatica a organizzare e collegare gli eventi, non sempre è consapevole di essere in possesso di informazioni rilevanti, trae inferenze arbitrarie dalle infrmazioni in suo possesso.
4. Problemi di Comunicazione: È difficile comunicare e condividere informazioni specialistiche e complesse.

QUATTRO PROCESSI DI SEMPLIFICAZIONE
1. Elaborazione: Si può semplificare la ricerca scartando alcune delle informazioni o riducendo il numero di elaborazioni seguite sull’informazione.
Es: Vendite auto -> fatturato -> eliminazioni modelli < 1000 cc.
2. Scomposizione: La scomposizione è strettamente legata a elementi come divisione del lavoro, specializzazione, decentralizzazione, gerarchia. Difatti quando i problemi sono strettamente interconnessi la scomposizione non funziona. Scomponendo i problemi, i decisori cercano di individuare soluzioni per le singole parti per dare una soluzione accettabile al problema globale.
Es.: Pubblicità Azienda -> Pubblicità ciascun prodotto -> Pubblicità ciascun prodotto per ciascuna regione.
3. Euristica: Si può ridurre l’incertezza circa le probabilità di eventi futuri utilizzando la memoria e dunque facendo conto sulla frequenza con la quale eventi simili sono accaduti in passato. Per le loro caratteristiche le procedure euristiche possono essere interpretate come risposta a regole.
Es. 1: Giocatori scacchi. Es. 2: Morpheus nel discorso della caverna
4. Inquadramento: Sulla base delle proprie credenze il decisore definisce il problema da affrontare, l’informazione da raccogliere, le dimensioni da valutare. Adottando griglie interpretative, il decisore focalizza l’attenzione e semplifica l’azione. Le griglie interpretative adottate di recente vengono privilegiate.
Es.: Decidere sullo sviluppo di un nuovo modello di automobile è una cosa diversa se prediligo l’innovazione o se prediligo il mantenimento delle quote di mercato.

logica dell’appropriatezza



Il processo decisionale può essere definito come conforme a regole quando le persone e/o le organizzazioni agiscono in base alla propria identità e seguono regole e procedure che ritengono appropriate alla situazione data.
Esempi: Vegetariani, Testimoni di Geova, Tifosi, Vegani, ecc.

Quando il processo decisionale segue la logica dell’appropiatezza le domande principali con le quali chi decide si trova a fare i conti sono tre:
1. La domanda sul Riconoscimento: Che tipo di situazione è questa?
2. La domanda sulla Identità: che tipo di persona (o di organizzazione) sono?
3. La domanda sulle Regole: cosa fa una persona come me (o un’organizzazione come questa) in una simile situazione?

La logica dell’appropriatezza è strettamente connessa al concetto di identità. Un’identità è una concezione del sè organizzata in regole per adeguare l’azione alle situazioni.
Es: Bocca di Rosa; Don Chisciotte; Agente 007; Medico; Giudice; Operaio.

L’identità definisce l’individuo ma anche i suoi rapporti sociali con gli altri.
Es.: Sacerdote e sua comunità religiosa. Soldato, suoi commiltoni e suoi superiori. Lavoratore ToFlorence Hotel, suoi colleghi, management e proprietà.

La faccenda è importante perchè:
Nella prospettiva individuale, le nostre azioni sono il risultato di standard autoimposti e di ruoli e regole che abbiamo deciso autonomamente.
Nella prospettiva sociale, le nostre azioni sono la conseguenza di obblighi precedentemente appresi, da responsabilità e impegni verso gli altri.
Nel primo caso, le identità sono definibili come conseguenza di scelte volontarie. Nel secondo caso, le identità sono qualcosa che si segue e non si sceglie.

Come sempre, quando dalla teoria passiamo alla pratica i confini diventano assai meno netti, si confondono, diventano ambigui.

siam molti

Di tanti uomini che sono, che siamo,
non posso trovare nessuno:
mi si perdono sotto il vestito,
sono andati in altre città.

Quando tutto è preparato
per mostrarmi intelligente,
lo sciocco che porto nascosto
prende la parola nella mia bocca.

Altre volte mi addormento in mezzo
alla società distinta
e quando cerco in me il coraggioso
un codardo che non conosco
corre a prendere col mio scheletro
mille deliziose precauzioni.

Quando arde una casa stimata
invece del pompiere che chiamo
si precipita l’incendiario
e quello son io. Non ho misura.
Che devo fare per distinguermi?
Come posso riabilitarmi?

Tutti i libri che leggo
celebrano eroi fulgenti
sempre sicuri di se stessi:
muoio di invidia per loro,
e nei film di venti e pallottole
resto a invidiare il cavaliere
resto ad ammirare il cavallo.

Ma quando richiedo l’intrepido
mi esce il vecchio pigrone,
così io non so chi mi sia,
non so quanti sono o saremo.
Mi piacerebbe suonare un campanello
e tirar fuori il me vero,
perché se ho bisogno di me non devo scomparirmi.

Mentre scrivo sono assente
e quando torno son già partito;
vediamo se all’altra gente
succede quanto a me succede,
se son tanti come son io,
se assomigliano a se stessi
e quando l’avrò stabilito
apprenderò così bene le cose
che per spiegare i miei problemi
vi parlerò di geografia.